L’antagonista

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Cari Wrimos,

perché il nostro protagonista possa risplendere, abbiamo bisogno di un’ombra che crei contrasto. Quindi oggi vediamo cosa caratterizza un antagonista degno di tale nome. Innanzitutto l’antagonista non deve per forza essere brutto e crudele, può essere bellissimo e dolcissimo.

Quello che lo rende un antagonista è semplicemente il fatto che, per qualche motivo di cui voi come scrittori dovete essere consapevoli, si oppone all’obiettivo del protagonista. Ad esempio, in un romance l’antagonista è colui che respinge la protagonista oppure che vuole conquistarla mentre lei non vuole cedere. Anche la madre che non vuole che il figlio faccia qualcosa che potrebbe metterlo in pericolo è una antagonista per il figlio, esattamente come l’FBI lo è per un fuggitivo o un bambino che non vuole che un altro giochi nel suo gruppo lo è per il bambino escluso.

Per sviluppare un antagonista valido, potete procedere esattamente come per il protagonista e scoprire tanti aspetti diversi del personaggio (ha un tratto fisico distintivo? Un tic? Una frase che ripete sempre? Un odore/profumo particolare? Dove e con chi è cresciuto? Cosa ama? Cosa odia?).

L’essenziale, soprattutto se avete un classico antagonista “cattivo”, è individuare i seguenti elementi, che lo salveranno dal triste destino di un personaggio piatto e privo di originalità.

  • L’antagonista non è nato cattivo. Nella sua vita deve essere successo qualcosa di molto traumatico, che lo ha reso quello che è. Cosa è successo? Perché non è riuscito a superare il trauma che ha subìto?
  • L’antagonista deve avere un obiettivo da perseguire e deve avere un motivo ben preciso per volere proprio quello, esattamente come il protagonista. Solo così, infatti, riuscirete a creare conflitto tra i due.
  • L’antagonista deve anche avere un motivo per prendersela con il povero protagonista. Perché, tra tutti i protagonisti del mondo, attacca proprio il vostro? Cosa li lega? Il protagonista non deve per forza saperlo, ma l’antagonista sì.
  • Non dimenticatevi l’antagonista interiore del protagonista, ossia le ferite emotive o le paure che si porta dentro e che lo bloccano lungo il suo cammino, parallelamente all’antagonista esteriore. Soprattutto se avete un antagonista esteriore privo di caratteristiche umane, come la natura (tornado ecc.), sviluppare un antagonista interiore può compensare l’aspetto umano mancante nell’opposizione principale.
  • L’antagonista non deve per forza essere presente in scena. Potete tenerlo nascosto fino al climax, ma il protagonista deve sempre sentire le ripercussioni delle azioni di questa entità misteriosa, così che anche il lettore capisca che un antagonista c’è e che è pure pericoloso.

Per quanto riguarda il conflitto tra protagonista e antagonista, dosate bene le scene in cui si scontrano (non deve essere una sparatoria, può anche essere un semplice dialogo), in modo da avere un crescendo costante di ostacoli e tensione fino al climax.

Al climax si verifica lo scontro finale, in cui il conflitto va risolto una volta per tutte o perché l’antagonista viene sconfitto (anche quello interiore) o perché il protagonista viene sconfitto (tragedia) o perché i due scoprono che in realtà non sono affatto in contrapposizione (romance). Amate il vostro antagonista come il vostro protagonista e la vostra storia sarà automaticamente attraversata da una corrente sotterranea di tensione.

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