Il dialogo

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Cari Wrimos,

i dialoghi sono una delle cose più difficili da scrivere bene e ci sono tante cose che vanno considerate per renderli interessanti per i lettori. Qui trovate alcune indicazioni di base, che dovrebbero aiutarvi un pochino in questa difficile impresa. I dialoghi conferiscono dinamicità alla narrazione e danno al lettore l’impressione di vivere la storia come se fosse reale. I dialoghi di un romanzo non hanno però nulla a che vedere con i dialoghi che sentiamo tutti i giorni, che sono spesso sconnessi, ripetitivi e banali.

In un dialogo romanzato ogni parola deve contare, i concetti e i pensieri espressi vanno condensati nel minor numero di parole possibile, ogni battuta va caricata di molteplici significati e funzioni. Non c’è spazio per banalità. Per essere ben riuscito e incuriosire il lettore, un dialogo deve svolgere tutta una serie di funzioni “nascoste”, che vanno oltre le semplici parole che troviamo sulla pagina.

Tra queste le più importanti sono:

  • dare movimento e incrementare il ritmo della narrazione,
  • portare avanti la trama, rivelando informazioni nuove sugli eventi o sui personaggi,
  • creare e mostrare il conflitto tra i personaggi,
  • approfondire la caratterizzazione dei personaggi, rivelando nuove sfaccettature della loro personalità,
  • svelare i conflitti interiori, soprattutto attraverso quello che viene taciuto o grazie alla contrapposizione con quello che il personaggio sta pensando mentre parla (se il vostro POV ve lo permette).

Per incrementare l’interesse del lettore, cercate di dare alle parole dei vostri personaggi un significato che vada oltre quello letterale, cioè fateli parlare di una cosa, ma intenderne un’altra (questo è l’unico caso in cui parlare del tempo non annoierà il lettore).

Eccovi un esempio: «Bel temporale ieri sera» disse Sergio al signor Rossi, quando lo incontrò sul pianerottolo. Il signor Rossi gettò uno sguardo alla porta dell’appartamento dei Caniato, da cui non proveniva alcun rumore, e disse: «Eh, il giorno dopo si contano i danni».

Se il lettore sa che i Caniato hanno litigato fino alle prime luci dell’alba, capirà che questo dialogo non ha nulla a che fare col tempo, ma rivela in modo indiretto che tutti i condomini hanno sentito il litigio.

Queste allusioni si chiamano sottotesto e piacciono moltissimo ai lettori, quindi sfruttatele, insieme alla contrapposizione tra detto e non detto e alle rivelazioni inaspettate, per rendere i vostri dialoghi densi di significato. Fate muovere i vostri personaggi mentre parlano, fateli interagire con l’ambiente intorno a loro, fateli pensare (se il vostro POV ve lo permette) per colmare i vuoti tra le battute e arricchire l’esperienza del lettore, che così potrà immaginarsi meglio la scena e come la vivono i personaggi.

Evitate dialoghi che si trasformano in monologhi. Fate in modo che i personaggi si interrompano a vicenda o che si creino dei malintesi tra loro con ripercussioni ad ampio raggio. Sfruttate il dialogo per mettere in risalto e acuire i conflitti tra i personaggi.

Non usate i dialoghi per rispiegare cose che avete già mostrato al lettore o per raccontare al lettore cose che i personaggi già sanno e di cui non hanno alcun motivo di parlare (immedesimatevi in loro). Questi “dialoghi serva-maggiordomo” infastidiscono il lettore, che sente sminuite le sue capacità d’interpretazione del testo.

Non spiegate sempre come i personaggi dicono le cose, piuttosto formulate le battute in modo che si capisca automaticamente il tono con cui vengono pronunciate oppure attribuite ai personaggi un gesto che mostri al lettore il loro stato d’animo. «Accidenti!» disse Alessio stizzito. -> «Accidenti!» disse Alessio e calò un pugno sul tavolo.

Evitate di usare verbi di attribuzione troppo ricercarti: meglio usare un semplice “disse/rispose/chiese”, che non attira l’attenzione su di sé e non distrae il lettore dalla battuta di dialogo. Se è chiaro chi sta parlando potete anche omettere l’attribuzione.

Usate un linguaggio in linea con il background e il livello culturale dei vostri personaggi, ma evitate di usare un dialetto così stretto che chi proviene dall’altro capo d’Italia non riesca a capirvi, in quanto questo limiterebbe il vostro pubblico.

Per quanto riguarda la punteggiatura, usate quello che preferite (virgolette alte, trattini lunghi, caporali), basta che siate coerenti dall’inizio alla fine del testo. In questo modo, se la casa editrice desidera poi adeguare la punteggiatura alle sue convenzioni, potrà farlo in automatico.

Esempi di punteggiatura: «Devo andare» disse Pinco. «Devo andare» disse Pinco, mettendo giù il libro con un sospiro, «a prendere mia figlia.» «Devo andare» disse Pinco. «È già tardi.» Pinco disse: «Devo andare».

Quando rivedete i vostri dialoghi, eliminate tutto ciò che è banale e concentratevi sui botta e risposta che sono cruciali per le vostre scene e la vostra trama. Cercate di condensare quante più funzioni potete in una singola battuta.

Tenete sempre presente che cosa esattamente volete mostrare al lettore attraverso il dialogo all’interno della scena, ossia la finalità ultima dello scambio. Questo vi aiuterà a dargli una direzione ben precisa e a selezionare cosa mantenere e cosa cancellare.

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