Il punto di vista

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Cari Wrimos,

eccoci arrivati al punto di vista (PDV o POV da point of view), uno degli elementi della scrittura creativa più difficili da padroneggiare, ma essenziale per l’esperienza del lettore e per il suo attaccamento (o meno) ai personaggi.

Il POV è l’angolazione da cui vengono raccontati gli eventi della storia. Narratore (POV) e protagonista non per forza coincidono: qualcuno all’interno della storia può raccontare la storia di qualcun altro, che è il vero protagonista degli eventi (v. Il grande Gatsby). Allo stesso modo il narratore non ha niente a che vedere con l’autore, che è semplicemente colui che firma il romanzo, non colui che racconta la storia (scusate il declassamento).

Immaginatevi il narratore come un personaggio trasparente della vostra storia, che si assume il compito di raccontarla: a volte si immedesima in un personaggio (protagonista o meno) e usa la sua voce, altre volte se ne sta a guardare da fuori cosa combinano i personaggi e lo riferisce al lettore a modo proprio.

Analizziamo brevemente i POV da quello più distaccato a quello più intimo:

  • Narratore onnisciente: racconta gli eventi in terza persona, di solito al passato. Sa tutto del mondo narrativo (presente, passato, futuro) e dei personaggi (pensieri e sentimenti compresi). Si erge al di sopra della storia e può emettere giudizi su quello che succede e sui comportamenti dei personaggi. Può anticipare il futuro e dispone di informazioni che nessuno dei personaggi sa. Ha una sua voce peculiare e una sua posizione morale. Il lettore non si immedesima in nessuno dei personaggi.
  • Narratore di terza persona a focalizzazione esterna o oggettivo: racconta gli eventi in terza persona, al passato o al presente. Segue il personaggio di riferimento come una telecamera. Vive gli eventi man mano che li vive il personaggio che sta seguendo, quindi non ha una conoscenza illimitata. Non può entrare nelle teste dei personaggi, né conoscere i loro sentimenti o fare commenti. Il lettore rimane distaccato.
  • Narratore di terza persona a focalizzazione interna o intimo: racconta gli eventi in terza persona, al passato o al presente. Ha accesso ai pensieri e ai sentimenti del personaggio che sta seguendo, ma non può commentarli. Non ha una conoscenza illimitata: vive gli eventi man mano che li vive il personaggio e li racconta attraverso i suoi occhi e con il suo linguaggio. È come il narratore di prima persona, solo che grammaticalmente usa la terza persona. Immedesimazione molto elevata del lettore.
  • Narratore di prima persona: racconta in prima persona, al passato o al presente. Assume le vesti del personaggio di riferimento e si fonde con lui, ne riferisce i pensieri e i sentimenti dall’interno. Non ha una conoscenza illimitata: vive gli eventi man mano che li vive il personaggio e li racconta attraverso i suoi occhi e con il suo linguaggio. Massima immedesimazione del lettore.

La scelta del POV dipende dalle convenzioni del genere in cui scrivete, dall’impatto emotivo che volete avere sul lettore e dal grado di libertà di cui avete bisogno nel rivelare le informazioni.

In una storia potete avere uno o più POV dello stesso tipo o di tipi diversi. Una volta che avete scelto il vostro o i vostri POV, dovete rispettare rigidamente le regole narrative legate a quel POV in termini di informazioni rivelate (o trattenute), linguaggio adottato e accesso ai pensieri e ai sentimenti dei personaggi.

Alcuni consigli pratici:

  • Non scegliete troppi POV: è meglio averne due o al massimo tre, così che il lettore possa immergersi pienamente in essi e nei personaggi a cui sono collegati.
  • Distinguete i vari POV anche in termini linguistico-espositivi: ogni personaggio parla e interpreta gli eventi a modo suo.
  • Se avete diversi POV, cambiate POV solo alla fine di un capitolo o di una scena, segnalando il cambiamento con tre asterischi o un simboletto simile. Questo preparerà il lettore alla transizione di POV e renderà più scorrevole la lettura.
  • Non saltate mai (ho detto mai? Intendo MAI) da una testa all’altra all’interno di un paragrafo o tra un paragrafo e l’altro nella stessa scena, soprattutto senza segnalarlo in alcun modo al lettore (tipo esplicitando i soggetti delle frasi): il cosiddetto head hopping trasforma gli editor in lupi mannari radioattivi, perché confonde i lettori al punto che potrebbero mettere giù il libro e non riprenderlo più in mano e questo non è nell’interesse di nessuno. Un errore del genere sulla prima pagina del vostro romanzo può decretarne il destino.

Valutate bene i POV a vostra disposizione e scegliete quello che vi consente di rendere al meglio la vostra storia e i vostri colpi di scena, non tanto quello che vi piace di più o che vi è più comodo da usare. Se non siete sicuri, provate a scrivere due o tre delle vostre scene chiave adottando POV diversi e vedete quello che crea più tensione.

Fatelo però prima di scrivere tutto il romanzo, perché cambiare POV a posteriori è un lavoro estenuante e potrebbe incidere sulle informazioni che potete (o dovete) rivelare al lettore e quindi sul vostro intreccio, se non addirittura sulla fabula.

Riscritture di questo genere sicuramente giovano alla storia, ma non allo scrittore, soprattutto se i termini di consegna alla casa editrice sono stretti.

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