Le tappe del processo creativo 1

CONDIVIDI

Un processo difficile

Scrivere è un percorso pieno di oscurità e luce, in cui spesso perdiamo la prospettiva e ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Ma essere consapevoli di questo percorso e della fase in cui ci troviamo può aiutarci a superare le difficoltà che caratterizzano quella determinata fase e quindi avanzare verso la prossima, anziché perderci nella disperazione del blocco dello scrittore o lasciarci travolgere dall’euforia di un successo passeggero.

Le sette tappe che ogni scrittore sperimenta sono le seguenti:

  • Fase 1: scontentezza
  • Fase 2: desiderio
  • Fase 3: impegno
  • Fase 4: tentennamento
  • Fase 5: distacco
  • Fase 6: immersione
  • Fase 7: realizzazione

Le singole tappe possono avere durate diverse a seconda del nostro carattere e della fase della nostra vita in cui ci troviamo.

Il processo ricomincia da capo ogni volta che ci apprestiamo a scrivere un nuovo libro, ma, piuttosto che come un cerchio chiuso, va visto come una spirale che sale sempre più in alto, perché con ogni libro il percorso cambia leggermente, dato che nel frattempo siamo maturati sia come persone che come scrittori.

Analizziamo le prime tre fasi in dettaglio. Le altre quattro sono spiegate nell’articolo Le tappe del processo creativo 2.

Fase 1: scontentezza

Questo stato iniziale di ansia e frustrazione è uno dei più difficili, perché spesso dobbiamo affrontarlo da soli, sebbene si ripercuota anche sulle persone che ci circondano e che percepiscono il nostro malessere. Jung chiama questo stato di irritazione, ansia e irrequietezza “stato pre-creativo”. L’unico modo per superarlo è scrivere, ma il momento non è ancora maturo per metterci all’opera. Per molti scrittori questa fase dura a lungo.

Questa scontentezza è però anche la condizione necessaria per far nascere la creatività. Creatività, per definizione, significa cambiamento. Dato che, in quanto esseri umani, raramente ci accontentiamo dello status quo, la necessità di essere creativi sorge naturalmente.

Per uscire da questa fase occorre, da un lato, percepire questa tristezza in tutta la sua portata e, dall’altro, rivelarla non appena la individuiamo: dobbiamo essere onesti con noi stessi e con gli altri e dichiarare apertamente il nostro malessere, anziché evitare di guardare in faccia la realtà.

Per poter procedere lungo il cammino, questa irrequietezza deve raggiungere un livello tale da divenire quasi intollerabile. Solo a questo punto saremo spinti a scrivere. La scrittura è quindi una specie di cura, una terapia per uscire da questa prima fase e ci ridà energia e positività.

Lungo il percorso dello scrittore questo stato di scontentezza si può manifestare a più riprese, ad esempio quando ci si distrae dal proprio lavoro oppure dopo aver finito un libro.

Fase 2: desiderio

Il desiderio di scrivere è fondamentale e deve essere forte. Deve essere come la Stella Polare e indicarci la direzione giusta quando ci perdiamo lungo il sentiero. Il desiderio è ciò che ci fa muovere quando ci sentiamo bloccati. Se si desidera veramente scrivere, si fa di tutto per riuscirci, che si abbia o meno il tempo o l’energia.

Ammettere che abbiamo il desiderio di scrivere ci spaventa perché, una volta riconosciuto, dobbiamo cercare di soddisfarlo, abbiamo qualcosa da perdere o potremmo non raggiungere mai quello che vogliamo, oppure potremmo ottenere più di quanto avessimo pensato, o potremmo ritrovarci a dover scegliere se abbandonare davvero ciò che non vogliamo più e immergerci in un mondo sconosciuto pieno di incognite.

Se il timore di questi rischi è troppo forte, significa che il desiderio non è (ancora) abbastanza potente e allora la soluzione migliore è lasciare perdere prima ancora di cominciare a perdere tempo.

Desiderare di scrivere così intensamente da metterci in moto è una sensazione viscerale, forte, schietta, non è qualcosa di carino, corretto, socialmente accettabile. In ogni caso, però, è meglio volere qualcosa che non volere niente.

Il desiderio di scrivere va coltivato, va rafforzato al punto che ci sorreggerà per tutto il cammino, anche quando le cose si faranno difficili, ma va anche incanalato nella giusta direzione.

Una volta chiarito con noi stessi che il desiderio di scrivere c’è davvero ed è così forte da non lasciarci altra scelta che scrivere, inizia la prossima fase.

Fase 3: impegno

Questa fase ha inizio nel momento in cui il desiderio di scrivere ci spinge a prendere decisioni concrete e ad agire. Siamo convinti che ce la faremo, proviamo una sensazione di euforia. È come se fosse stato tolto il coperchio alla pentola a pressione. Questa sensazione di liberazione è sufficiente di per sé a fornirci l’energia per agire.

In questa fase dobbiamo non solo accogliere questo impegno con convinzione profonda nel nostro intimo, ma anche dimostrarlo al mondo esterno, dando prova della nostra decisione. In questo modo il nostro impegno assume una veste concreta, per noi e per gli altri. Al contempo per noi aumenta la posta in gioco, in quanto diventa più difficile ignorare la nostra decisione di procedere su questa strada una volta che l’abbiamo dichiarata apertamente.

A volte, però, può succedere che, anche se l’entusiasmo non manca, non riusciamo a fare il passo decisivo verso l’azione. Non sempre è una questione di volontà. Possono esserci anche altri fattori, ad esempio di tipo “ambientale”, che ci stanno bloccando o può essere che siamo ancora troppo giovani per scrivere il libro che abbiamo in mente e quindi ci manchi l’esperienza di vita necessaria (ricordatevi che la maggior parte degli scrittori di gialli inizia la propria carriera in età media, probabilmente prima non riuscirebbero a creare dei misteri così complessi da coinvolgere pienamente i lettori).

In questi casi l’unica soluzione è attendere e questa è un’arte di per sé. Attendere non vuol dire rinunciare e lasciare che il destino faccia il suo corso. Attendere vuol dire accettare le cose come stanno, ma non rassegnarsi e arrendersi. Accettare porta pace, fiducia; rassegnarsi porta alla depressione.

Durante questi periodi di attesa occorre mantenere un atteggiamento positivo, il che può richiedere molta autodisciplina. Dobbiamo usare questo tempo per imparare nuove tecniche, raccogliere informazioni utili al nostro lavoro o per fare un lavoro di introspezione e crescita, per essere poi pronti a rispondere al destino quando le cose cambieranno.

Avete già individuato la fase in cui vi trovate? Condividete le vostre esperienze nei commenti! Altrimenti continuate a leggere Le fasi del processo creativo 2.

Torna al blog